Selene (she/her, 22, Milano)


Sono Selene, ho 22 anni, ragazza trans, uso pronomi femminili e abito a Milano, però sono nata e cresciuta tra Modena e Bologna (e questo sarà un grandissimo punto di questa conversazione). Sono make-up artist, faccio drag ed è proprio questo il motivo per cui io mi sono trasferita qua a Milano nel 2023. Ho iniziato e concluso la mia accademia di make-up e per poi lavorare nella moda, grafica, etc. Anche il drag sicuramente è stato un motivo per trasferirmi, anche se comunque non ho mai fatto nulla di spettacolo o altro, anche per il motivo che non mi sento così vicina alla città. In generale Milano non mi ha mai fatto sentire a casa, a differenza di Bologna. Probabilmente perché ci sono cresciuta ma secondo me anche perché ho capito che è difficile creare una rete stretta a Milano. A Bologna c’è molto più, non lo so, forse più voglia di stare insieme? Forse più comunità?
Hekate: Forse meno pali nel c***o. (scoppiamo tutt3 a ridere, annuendo.)
Esatto, grazie! Comunque, a Bologna oltre ad avere la mia famiglia d’origine ho anche tutte le varie amicizie che ho accumulato sia andando a scuola lì, sia il gruppo drag delle Freekk1 che sono chiaramente parte del mio cuore, della mia famiglia scelta, insomma.
1Si riferisce a Freekk House Project (@freekkhouseproject), spazio polivalente di produzione artistica che organizza vari eventi e performance drag presso il Circolo Circus (@circolocircus) e il Barattolo (@il_barattolo_bologna) a Bologna.
Il rapporto che ho con la mia famiglia è un po’ ridotto all’osso e nulla, sono andata via proprio perché mi fanno mi fanno sentire la matta, no? Per fare nomi, ci sono Sara, Barbie, alla fine abbiamo legato proprio per come stavamo quando stavamo insieme. Secondo me il legame è cresciuto proprio nel momento in cui ci prendevamo un po’ cura di tutt3. Io, in primis, tendo a legarmi molto spesso a qualcuno che mi fa un po’ sentire coccolata. Mi rendo conto che in me manca un po’, non voglio dire l’affetto che non ho ricevuto da piccola, però appunto della mia infanzia ricordo sempre tanti momenti belli ma anche tanti momenti di instabilità e di conflitto tra i miei genitori in particolare. Per cui sento tanto il fatto che la me bambina necessita ancora di tante cure, no? Nel momento in cui in un’amicizia si crea questa sorta di, non lo so, cura di ambiente comunque familiare, io metto le tende e rimango lì per sempre. Alla fine, è quello, quando torno a casa sono da loro, mangiamo insieme, facciamo tante cose carine, ci guardiamo banalmente anche insieme il film con i pasti, la sera ci sono tutte quelle piccole cose. Poi un’altra cosa di cui faccio tanto tesoro è lo spazio di comunicazione aperta, che forse non c’è mai stata con i miei genitori, ed è anche stato il motivo per cui poi alla fine mi sono allontanata e nulla, sono molto contenta appunto del fatto che ci si possa parlare, che si possa essere molto vulnerabili. Poter condividere semplicemente anche una conversazione in cui magari uno non dice nemmeno nulla, però potersi sentir libere di dire qualsiasi roba, anche se magari non ha senso, e poi abbracciarsi.


Nel momento in cui mi sono trovata ad avere una coscienza, una mia personalità, cioè, mi sono trovata, i miei che non è che mi si sono mai messi contro, anzi. Anche lì mi reputo molto fortunata perché comunque, i miei mi hanno sempre sostenuta, mi hanno sempre dato modo di fare quello che volevo, banalmente per esempio l’accademia di make-up me l’hanno pagata loro, mi hanno aiutato con la casa. Ma nelle tante cose che un genitore dovrebbe fare sotto il punto di vista psicologico e sociale, c’è stata una grandissima inversione dei ruoli. Ho una sorella anche, cosa che non ho detto, che è più grande, del ’98. Siamo cresciute con i miei che litigavano per qualsiasi motivo, il più disparato, il più banale, il latte per la mattina poteva essere un motivo, la luce del sole davanti. È una cosa brutta, anche se non sono mai arrivati a cose veramente gravi. Insomma, i piatti ogni tanto venivano lanciati, insomma situazioni comunque gravi, non gravissime, però insomma non c’era un ambiente stabile e calmo. Nulla, io sono cresciuta a contatto con questa cosa e la mia risposta è stata l’apatia più totale, cioè il distacco, odio, qualsiasi forma di conflitto mi fa andare in crisi. È una cosa sicuramente su cui lavoro tanto, la terapia aiuta, però insomma è pur sempre un po’ un trigger. Invece mia sorella, al contrario, si è sempre fatta carico di tutto e tutti i problemi dei miei genitori, faceva terapia di coppia, in sostanza, fin da quando aveva tipo dieci anni. Io e mia sorella siamo legatissime e poi vabbè, anche lei è lesbica, per cui… (risate generali)
La queer power ci ha un po’ legate tra noi, siamo sempre state un po’ noi due contro, non voglio dire contro i miei però, sì insomma, noi che affrontavamo un po’ questa cosa.
Mio padre, invece, c’è sempre molto stato sotto il punto di vista dello svago quando ero piccola. Ho ricordi relativamente belli con mio padre, mi divertivo tanto con lui, però nel momento in cui sono cresciuta, non è che mi mettevo molto nella circostanza di parlarci. Anche perché lui è sempre stato una di quelle persone che, quando entrava in casa, i problemi non esistevano e lui comunque cresciuto da un muratore e poi ha preso in gestione l’impresa edile di mio nonno. Insomma, è sempre stato uno molto focalizzato sul lavoro, lavoro anche piuttosto stressante, per cui nel momento in cui tornava a casa non voleva c***i. Per cui, io e mia sorella siamo dell’ariete entrambe, se c’era qualcosa che non andava ciao, erano proprio fuochi e fiamme. Per cui, sotto il punto di vista emotivo, io con mio padre proprio zero legame. Non ho mai parlato di niente, se non magari attraverso mia madre, con cui sia io che mia sorella eravamo estremamente legate. Siamo estremamente legate, però, con tutto il passato che c’è… mia madre ha sempre cercato di essere molto amica nei nostri confronti, con lei tutt’ora possiamo parlare veramente di tutto. L’unico piccolo problema è che fa fatica a comprendere tante dinamiche, comunque i miei sono entrambi del sud, tra l’altro.
Tengo a precisare che mio padre, in realtà, si è trasferito in provincia di Modena da piccolo, però il paesino in cui io sono cresciuta fino al liceo è tipo una frazione di Napoli. Nonostante sia in provincia di Modena, c’erano tutte persone che conoscevano mio padre, ero comunque rinchiusa in questo posto in cui non potevo far nulla, Castelfranco Emilia. È sempre stata un po’ la sua ombra, sia per lui che per le persone che giravano nel paese, perché appena si faceva qualcosa mio padre sapeva tutto e magari si incazzava anche. Mia madre, invece, cresciuta giù e poi si è trasferita a Bologna per l’università, il che l’ha portata ad essere molto indipendente fino da subito, ma anche nella famiglia in cui è cresciuta ha sempre dovuto pensare molto a sé stessa, per cui c’è una sorta di apertura. Solo che è sempre, sempre, stata schiava della vergogna, della percezione che hanno gli altri di sé stessa, tutte queste cose qua. Infatti, diciamo che nel momento in cui io sono cresciuta, in cui ha iniziato a piacermi il make-up, mi piacevano tante cose che magari non erano necessariamente associate a una persona di sesso maschile. Questo è stato motivo di grandi conflitti e poca comprensione, anche se non concepiva l’odio nei confronti di una persona queer in generale. È stata mia sorella a doverle insegnare tante cose, ce ne siamo fatte anche carico volontariamente. Nel momento in cui uno non è mai entrato in contatto con queste cose, è normale che chi cresci magari ti dovrà far aprire gli occhi su certe dinamiche. Invece dal punto di vista emotivo, insomma, tutte queste cose sono state difficili da affrontare, tant’è che ho iniziato un po’ a distaccarmi dai miei, dalla pandemia bene o male, da quando ho iniziato a crescere effettivamente e mi sono trovata ad affrontare… non so nemmeno come definirla, forse depressione? Non ne ho idea, ero piccola in un ambiente come quello della pandemia. Mi sfugge il termine, insomma… quando eravamo chiusi in casa?
Hekate: Aspe, intendi quarantena?
Selene: La quarantena, esatto. Grandissima. Eeeh, insomma, io mi sono sentita poco compresa. Loro erano molto spaventati perché sono una persona relativamente solare, quando c’è qualcosa che non va me lo si legge in faccia. Erano proprio disarmati, non sapevano che fare e non avevano idea nemmeno del minimo approccio a queste cose. Ok, “Lo psicologo no, per l’amor di Dio, è per i pazzi” e tutte queste cose solidificate per cui io e mia sorella ci siamo sempre trovate un po’ a dover loro insegnare tante cose. Poi figurati, con la cosa che io e lei chiedevamo ai miei di separarsi da quando eravamo piccole, non ne potevamo più e, dal momento in cui ci siamo entrambe trasferite, i miei si sono trovati da soli con una relazione che non funzionava da vent’anni e hanno detto separiamoci. Purtroppo, anche questa cosa è stata motivo di litigio tra noi e loro. Non rendendosene conto, cercavano molto spesso di separare me e mia sorella inconsciamente. Nulla, diciamo che rimane il fatto che con mio padre parlo pochissimo, proprio perché non mi sono mai sentita molto compresa. Tra l’altro, lui tutt’ora usa il mio deadname2 e usa i pronomi maschili, cosa che ho sempre un po’ lasciato andare. Ormai è quasi un anno che ho iniziato la transizione in generale, io non prendo ormoni perché è ancora presto, però rimane un argomento che ha del tempo.

2Deadname: letteralmente “nome morto”, indica il nome che era stato assegnato alla nascita a una persona trans. È buona norma evitare di usarlo (salvo espresso consenso da parte della persona interessata). Il nome che viene scelto si chiama “nome di elezione”, in inglese chosen name (nome scelto) o lived name (nome vissuto). L’atto di usare il deadname si chiama deadnaming ed è qualcosa che spesso viene fatto con l’intento di offendere o ferire la persona. (fonte https://www.torinopride.it/glossario-lgbtqia/#d)

Mia madre ha avuto il suo tempo per imparare l’utilizzo dei pronomi, a capire un po’ come essere una persona per sua figlia. Fa ancora fatica per tante cose, ma almeno sa come dire le cose. Mio padre è molto legato al mio nome al mio dead name, chiaramente perché è il nome di suo padre, c’è tutta quella parte molto patriarcale della cosa. Vedo che è molto legato proprio a “suo figlio”, anche se ha avuto modo di avere una conversazione con me in cui gli spiegavo i dati fondamentali della cosa, ma non mi ha mai fatto domande, non mi ha mai chiesto niente, non ha mai avuto un minimo approccio al tema.
Stessa cosa, bene o male, quando io e mia sorella facemmo coming out con lui come persone omosessuali. Diciamo che era arrivato al punto in cui l’aveva capito da solo, ci ha accolto a braccia aperte, anche se lui anni prima diceva “meglio avere un figlio tossico che un figlio gay”3 . Diciamo che non si è mai interessato, preoccupato, un po’ passivo. Sotto questo punto di vista, si è di nuovo confermato passivo per la questione, appunto, della transizione. C’è sempre stata molta tollerabilità, ma non c’è mai stata quella situazione in cui ci siamo proprio sentite accettate e amate, io e mia sorella. Sempre quella sorta di silenzio, o comunque magari la battuta.
3Frase citata anche da Fabri Fibra in Il Rap nel mio Paese (2015)
Per concludere un po’ la situazione dei genitori, con mia madre parlo molto di più, però, sono io che faccio da madre lei, perché comunque devo insegnarle tantissime cose riguardo l’amore personale, il sostegno che deve dare a sé stessa in una situazione come quella di un divorzio. Non ha idea minimamente di cosa significa amare in maniera sana qualcuno, lei dà anche troppo di sé stessa ma allo stesso tempo non c’è, è una situazione molto traballante, ecco.
Hekate: Per quanto riguarda la famiglia la scelta invece?
Selene: Magari ti faccio vedere le foto che ho qua dietro. (indica le foto dietro di sé)
Tra tutte queste foto, qua c’erano una volta entrambi i miei genitori. Adesso ci sono solo mia madre e mia sorella. Insomma, tante foto dei miei amici. Ci sono persone che ho tantissimo nel mio cuore, c’è tutto l’ambiente delle Freekk, qua era il Pride del 2024 quando abbiamo fatto il carro. Che bello. Sì, questo è stato un bellissimo momento, ecco. Tra di noi ci siamo, anche a livello di immagine siamo una famiglia, diciamo, però tra di noi c’è tanto questo ambiente familiare, ecco. È questo ciò che mi fa sentire amata, soprattutto mi fa sentire in un ambiente dove c’è calore, che secondo me è un po’ tutto ciò che mancava.
Per quello, sicuramente, tutto il concetto di famiglia tradizionale, cosa a cui siamo tutti estremamente lontani… nonostante ci possa essere anche amore, però il fatto che debba necessariamente essere molto chiuso in un qualcosa di molto piccolo, non so come spiegarlo… Nel senso, neanche se cascasse il mondo direi ai miei che ho una famiglia oltre a loro, capito? Penso che tutto questo concetto di sangue, di chi ti ha fatto nascere proprio, non potrebbe mai essere più lontano dal mio concetto di famiglia.
