Fede (tutti i pronomi, 29, Bergamo)

Ok, vabbè, chi sono è la domanda più difficile tra tutte in realtà, perché non so niente di nulla riguardo a me, nel senso che anche banalmente il nome, cioè io mi presento sempre come Federica, però fa sempre strano farlo, però mi piace come nome, quindi me lo sono tenuto. Quindi sono Federica vivo a Bergamo attualmente pronomi qualsiasi ti possa venire in mente inventateli fai quello che vuoi va benissimo basta che capiamo che basta che capisco che stai parlando con me. Fondamentalmente quello è il fatto, poi sono solo suoni che si usano per vabbè parlare comunicare come entro nella comunità in realtà non ci entro, nel senso non mi sento parte, non mi sento di farne parte, mi sento un po’ sempre un osservatore esterno, un po’ un antropologo che guarda, osserva come succedono le cose e dice “Ah ok, affascinante, questa cosa è così perché è così, le persone fanno queste cose” e cerco di categorizzare così non so da cosa dipenda, non so perché, non sto nemmeno troppo a chiedermelo perché sennò diventa un casino ma fatto sta che tralasciando anche il discorso della comunità in sé e quant’altro è proprio una cosa che faccio sempre, da sempre cioè io mi sento un osservatore esterno come il narratore di una storia fondamentalmente sto lì, guardo, succedono le cose e le lascio passare. Fine.

Allora il rapporto penso che sia un po’ quello di tutti, il rapporto con la mia famiglia d’origine, cioè di tutti quelli che sono soprattutto nati e cresciuti in provincia, quindi un ambiente molto chiuso in cui sei tu, te stesso, i campi, le industrie e basta. Fondamentalmente ti trovi la tua cerchia di persone che bene o male ti stanno simpatiche in qualche modo te le fai andare bene finché però è sembra sempre una un’attesa per arrivare ad altro cioè non è mai io cioè allora ci sono quelle persone che bene o male si trovano bene e fanno tutta la loro vita nel paesello e va bene così però la maggior parte delle persone lo vive come appunto una sala d’attesa per poi andare da qualche altra parte e farsi la vita vera. Vivere in provincia per la maggior parte delle persone che è un po’ un concetto strano cioè diventa quasi uno spazio liminale in cui esisti non esisti boh sembra un po’ tutto uguale quindi diciamo, tornando al discorso perché poi mi perdo, il mio rapporto con la mia famiglia è stato problematico come quello di tutti quanti. Poi ti dico con l’età, nel senso con l’età vabbè adesso non è che ho 200 anni, però sono un po’ più grande sia di Ela che di Ismaele, e quindi ti dico con l’età capisco tante cose. Per dire anche solamente quei 5/6 anni in più, poi anche esperienze diverse, mi fanno dire sì facevo bene ad essere una persona molto arrabbiata e problematica. Non avevo nemmeno la lucidità di avere la quella comprensione, perché poi sono saltate fuori tante storie, tante cose che ti fanno dire, ti fanno rivalutare il comportamento dei tuoi parenti eccetera eccetera eccetera.
E quindi poi lì vabbè appunto adesso capisco molto di più, probabilmente non avrei cambiato i miei comportamenti perché altrimenti non sarei io, però nel senso adesso capisco tante cose. Tornando al discorso iniziale, vita di provincia, sala d’attesa, io devo andarmene all’estero. Cioè poi una persona nata alla fine degli anni novanta cosa pensa? Io voglio andare in America. Poi dopo, quando hai due dita di cervello pensi: ma che ca**o vado a fare in America? Ma cioè, ma ti pare? Ma allora dove vuoi andare? A Londra? Ma ti pare che vado a Londra? Vado a Berlino, piuttosto Berlino ancora si difende nel nella mia fantasia un pochino, quindi sì, cioè io voglio sempre andarmene, non esiste un momento della mia vita in cui io sto bene solo in un posto. Io devo sempre andarmene da qualche parte, anche adesso che siamo a Bergamo da quasi un anno, sto già pensando al prossimo posto dove dobbiamo andare o dove dovrò andare io, non lo so, poi dipende dalla vita quello che ti porta. Allora, la mia famiglia scelta, vabbè. Molto basic, Ela perché viviamo insieme quindi va da sé. Ismaele perché ce lo accogliamo in casa (Ismaele di sottofondo ride) e Piluk cioè il gatto che vive con noi, il nucleo diciamo proprio la famiglia nucleare però scelta per ora. Poi ci sono tante cose che, tante realtà che girano attorno, tipo ci sono i miei amici, il mio gruppetto di amici delle superiori che li vedo un po’ come i cugini che vedi solamente alle cine di Natale, tipo. Uscite a fare la passeggiata, a fumare e basta. E quindi gli voglio bene per quello, perché appunto ogni tre mesi ci scriviamo, ci vediamo?




Cerchiamo una data per trovarci tutti e poi non facciamo assolutamente niente di speciale, giusto per, boh, stare insieme un po’. È una cosa che va avanti da una decina d’anni ormai, perché ora che ho finito le superiori… sì, direi di sì, una decina d’anni. E però ci troviamo bene così. E poi c’è un altro mio amico che ho conosciuto nel modo più assurdo che possa immaginare. Cioè, io gestivo una pagina di meme su Instagram per due YouTuber, con cui poi ho iniziato anche a lavorare, però vabbè. Lui ha visto questa pagina di meme quando è nata e praticamente ha creato una pagina simile alla mia, sullo stesso tema. Cioè, dalla mia pagina poi ne sono nate un botto di altre, però vabbè. Lui era quella un po’ più valida, è stato il primo a farlo dopo di me e quindi siamo entrati in contatto. Abbiamo iniziato a parlare, siamo diventati super mega amici e ci siamo resi conto che, oltre a piacerci, vabbè, seguire quei due YouTuber là, in realtà avevamo un miliardo di altre cose in comune, un sacco di esperienze in comune e quant’altro. E quindi poi questa amicizia è andata avanti, soprattutto oltre quella parentesi lì, perché adesso, vabbè, io non faccio più i meme perché non c’ho tempo. Sono successe miliardi di altre cose, però siamo rimasti stra mega amici e niente. Poi vabbè, lui è una persona particolare, c’ha una storia assurda e quant’altro. Questo non è lo spazio per raccontarla e niente, lui cioè… lui veramente, se non avessi un fratello, sarebbe il fratello che non ho mai avuto. Però ho un fratello, quindi è il mio secondo fratello nella mia mente. Cioè, ogni cosa che mi viene in mente, la prima persona a cui la dico è lui. Anche quando mi fa girare le palle, perché succede spesso, perché io poi mi incazzo sempre con tutti, perché sono una persona particolare. Però poi, quando mi succede qualcosa, glielo devo andare a dire. Quindi anche se magari non mi va di parlargli e tutto, metto da parte, per quel momento, il mio odio e gli scrivo. E quindi sì, queste sono un po’ le realtà, cioè le persone che io reputo famiglia oltre alla mia famiglia.

Poi in realtà c’è da dire che non ho ben presente… cioè, allora, concettualizzare la famiglia è difficile, perché cioè, so che io ho una madre, so che ho un padre, un fratello, dei parenti, ok. Però non capisco perché li devo rispettare in quanto parenti. Cioè, nel senso: se mi stai sulle palle, non mi interessa. Puoi essere anche mia madre, però se ti devo mandare a fan***o, ti mando a fan***o. E invece è una cosa che va molto contro a come siamo stati cresciuti, per esempio io e mio fratello. Nel senso, perché vabbè, mia nonna, una delle mie nonne, è proprio vecchio stile: non si discute l’anzianità e quant’altro. Però mia madre, in realtà, lei è molto punk sotto questo punto di vista, perché non gliene frega un cazzo a lei. Quindi siamo cresciuti anche un po’ con questa scissione, diciamo. E cioè: ti devo rispettare perché sei più grande o ti devo rispettare perché ti devo rispettare? Non lo so. È un discorso un po’ complicato, non lo so. Non so, io vedo la mia famiglia e so che è la mia famiglia, però non… quando poi si sta insieme, cioè, non voglio starci insieme perché sono la mia famiglia, ma perché, che ne so, mia zia è simpatica, mia cugina è simpatica, mia madre è simpatica, cioè, capito? Per queste…
Hekate: Tipo in quanto individui, nel senso?
Perché mi fa piacere passare il tempo con loro, ma non perché mi sento in dovere di farlo. E continuando il discorso, togliere dal discorso centrale l’idea della famiglia nucleare: la famiglia nucleare è un concetto che è fallito quando è nato, nel senso… ma basta anche solo pensare al fatto che i bambini devono andare all’asilo, a scuola, per essere educati. Non basta la figura del genitore o dei genitori per crescere una persona e formarla e farla diventare un adulto utile, tra virgolette, o comunque funzionale nella società, ok? Cioè, serve una comunità. Perché comunque queste maestre, professori, bidelli che ci sono nelle scuole, una serie di persone con cui il bambino proprio si interfaccia nella sua vita crescendo, sono persone che a loro volta fanno parte della comunità in cui vivono. Quindi offrono qualcosa, mettono il loro tempo a disposizione, ok, per lavoro, ok, tutto quello che vuoi, però mettono il loro sapere a disposizione di noi altri, fondamentalmente. Ma anche solamente lavorare in un negozio, in un supermercato, che cazzo ne so, qualsiasi cosa: fa parte di… cioè, sono persone che creano la comunità. E creando la comunità ti rendono… a parte che ti aiutano, ti… cioè, ti rendono dei servizi, fondamentalmente, e ti aiutano a crescere. Quindi sì: famiglia nucleare abolita.
