Cam (he/him, 23, Milano)

Io sono Cam, ho vissuto quasi tutta la mia vita in provincia di Milano, poi sono stata 2/3 anni a Firenze, che è stato abbastanza importante, penso, per la mia formazione, perché come tutti, come tutti gli studenti fuori sede, credo, mi ha dato una grande prospettiva di quello che sono al di fuori del mio nucleo familiare, della mia casa, anche del mio ambiente, come mi comporto, ha dato un sacco di insight su quella che è la mia persona e onestamente credo anche grazie alla terapia. Veramente grazie alla terapia sono riuscita anche a non vedere in luce negativa quello che scoprivo, ma proprio accettarlo come parte della mia persona, anche se ci sono ancora alcune cose che ovviamente sono difficili. Però almeno sai, le riconosco e le vedo almeno per quello che sono e poi per accettarle comunque c’ho tutta la vita davanti, capito? E come pronomi ho usato quasi tutta la vita i femminili e poi attorno al 2020 ho pensato: “questa cosa non è top”. Nel 2020 avevo 17/18 anni e addirittura la prima cosa che ho pensato, poi durante la quarantena, cioè non ti dico, è di magari essere un uomo, un uomo trans. Ci ho pensato un po’, qualche mese, poi per un motivo o per l’altro ho pensato che non fosse quello il caso. Nonostante ciò da allora, per fortuna, mi identifico sicuramente come una persona non cis. E per fortuna le persone che mi circondano usano anche i pronomi maschili. Per me è una cosa che io faccio un po’ fatica a fare con me ed è comunque una cosa che la mia famiglia di sangue non fa in alcun modo. Però insomma, passetti e comunque.


Soprattutto nel periodo in cui vivevo a Firenze, il distacco da loro mi ha anche permesso di vivermi un po’ meglio alcune cose. Insomma, la mia prospettiva è quella di creare proprio una separazione. Ecco, non dico no contact, però creare una separazione e guarda, in realtà poi. La mia questione con la mia identità in realtà in questi cinque anni non si è mai proprio stabilizzata. Ad esempio di recente mi rendo conto che alle volte ancora provo proprio quel senso di dissociazione quando mi guardo allo specchio, che è una cosa sai super tipica e forse non mi questa cosa nello specifico forse non mi succedeva proprio dal 2020. Però sì, insomma è ancora una cosa aperta, sono ancora tanto in esplorazione, sto cercando di capire, poi mi sento di dire io adesso, che ho un po’ tempo e soprattutto più che tempo mi sento che non è strano che io non abbia ancora figure outato alcune cose. Credo che ci sia, ci sia proprio qualcosa di fisiologico dietro. Poi ho bisogno di fare più esperienze, capire più cose prima di però sì, e poi sono una persona. Bisessuale? Non mi piace troppissimo come termine, per carità, però è quello che ho scelto quando avevo tipo 13 anni mi sono resa conto che mi piacevano anche le ragazze. Ho scelto il termine bisessuale ed è quello che dico per essere spiccia, però se volessimo parlare proprio di etichette, forse l’etichetta più giusta sarebbe “pansessuale” I guess, però vabbè. Mi piacciono tutti, potenzialmente mi piacciono tutti. E poi di recente, proprio da poco più di un anno, sto sperimentando l’essere poli, che è una cosa che mi rendo conto che leggo e forse bramo da una vita, però non lo so, non l’avevo mai esplorata.
Alla fine era come se ci fosse proprio qualcosa, qualche blocco che mi facesse pensare che non era esplorabile. E invece poi ho pensato no, perché non dovrebbe esserlo? E quindi è iniziato con una mia passata relazione che era iniziata come monogama. era iniziata la chiacchiera a riguardo, poi quella relazione è finita e la relazione che ho iniziato dopo, anzi le relazioni che ho iniziato dopo sono state tutte con persone dichiaratamente non monogame e quindi ho fatto questo switch, alti e bassi, alti e bassi, ma come una relazione monogama, mi sento di dire. Non è mai facile rapportarsi con una persona e accettare delle cose, non lo so, secondo me quando ci si relaziona con qualcuno, c’è sempre qualcosa. E poi quindi questo e credo che anche questo rientri nel in un certo senso anche questo mi fa, mi renda una persona non particolarmente etero normata, non particolarmente ecco in quella che è considerata la norma italiana. Allora, nel mio caso, la mia famiglia d’origine è anche la mia famiglia di sangue e diciamo che c’è sempre stato questo rapporto non rapporto perché proprio Io ho anche un fratello maggiore di un anno e questo ci rende molto vicini perché un anno non si sente, soprattutto a quest’età non si sente più. Ma io dalla mia vita penso di non averlo sentito mai, solo che i miei genitori, per carattere, loro sono sempre state persone non distaccate dal punto di vista emotivo, ma molto, molto deresponsabilizzate. Per tutte le questioni che non siano prettamente materiali, cioè io ho avuto la fortuna di avere dei genitori che mi hanno potuto sostenere da un punto di vista prettamente fisico, economico nella mia vita, però poi tutto il lavoro emotivo non distacco e non per distacco, ma proprio per mancanza di contatto, mancanza di comprensione. Non solo è una cosa che non è stata cercata, ma nel momento in cui l’ho cercata io manca proprio il castello fondamentale dall’altra parte. Mentre per quanto riguarda mio fratello, noi allora abbiamo avuto una vita che decisamente da un disastrato, però come tutte le famiglie, no? Come tutte le famiglie abbiamo dovuto affrontare delle cose e se io le ho vissute in maniera molto responsabilizzanti, anche perché se i genitori si deresponsabilizzano qualcuno adora. Io invece mio fratello l’ho vissuta in maniera estremamente dissociante, dissociata. Quindi anche con lui il rapporto è stato negli ultimi anni da quando è morta la nostra gattina d’infanzia e lui ha avuto un grande momento depressivo, un lungo momento depressivo che è come se questa emozione forte l’abbia un po’ tirato fuori da quella dissociazione ed è andata in terapia e da allora è diverso e non so come dire va beh è sempre la stessa persona no sì quella che ho vissu quella che ho vissuto a stretto contatto per tutta la vita però è un pochino diverso il nostro rapporto tra loro non c’è più quella dissociazione che c’è sempre stata quindi diciamo che è l’inizio e forse l’unica persona nella mia famiglia d’origine con la quale creivo un rapporto duraturo per tutta la vita, anche perché noi, famiglia del Sud, io ho un numero di zii, cugini, prozii che non ti sto a dire e ci sentiamo tutti spesso ed è una tortura. E quindi anche con loro penso che sia proprio la classica cosa all’italiana, no? I non detti, i drammi, il parlarsi alle spalle. Culturalmente. E quindi se nel mio nucleo familiare più stretto sento che proprio c’è stata una mancanza che mi porta del disinteresse, diciamo, o comunque anzi magari fosse disinteressata, nel senso mi ha portato anche a soffrire molto e a cercare delle cose che però non potevano arrivare.
C’erano delle persone che non stavano davvero mostrando tutto a me come lo mostravano gli altri e ho dovuto prendere le distanze. però forse una persona, non forse, anzi, una persona nella quale ho trovato qualcosa tanti anni fa che ancora non si è spento e non penso che si spegnerà mai. Si chiama Lu, è una persona queer, come me e sono anni ormai che abbiamo questo rapporto che non è assorbente come può esserlo magari una relazione romantica, però è proprio familiare e riusciamo a ritrovare la quotidianità quando la cerchiamo. E poi abbiamo avuto questa danza perché io tre anni fa sono andato a vivere a Firenze e, appena son tornato a Milano, Lu se n’è andato a Roma. E quindi anche lui è del mio paese d’origine, ma essenzialmente è qualche anno che non riusciamo a beccarci, cioè che non riusciamo a beccarci, sai, nel quotidiano. Sì, E però sì, ecco, cioè se devo mettere il nome a ad una persona che è stata proprio fissa, costante eccetera è lui. E non lo so, è anche una persona con la quale, forse nella quale ritrovo tutto ciò che, secondo me tutto quello di cui avrei avuto bisogno, che non sono sai richieste incredibili, è quello di cui ha bisogno umano, no? Comprensione, dialogo. Però sono cose in cui. Sono cose che in Lou non ho mai fatto fatica a trovare e che si riconfermano sempre, sempre si riconfermano. Anche quando abbiamo, come può capitare, no? Abbiamo dei momenti di incomprensione che poi magari portano a degli eventi. c’è l’apertura dopo c’è sempre e c’è in maniera proprio inequivocabile, qual è l’altro termine?

Senza aspettative di qualcosa in cambio, proprio gratuita, e quindi sì, è la persona più riconfermata della mia vita. È quello che quello che mi rende tanto familiare il rapporto è che secondo me, quando ci siamo incontrati per la prima volta che avevamo tipo 12/13 anni e è stato il eravamo due persone estremamente diverse da quello che siamo ora, ma è come se già sapessimo quello che saremmo diventati, perché proprio qualche qualche settimana fa scherzavamo sul fatto che Lu è la prima persona fra di noi che ha fatto coming out come lesbica, cosa che non è più, però è insomma un coming out e io sono la prima persona che ha fatto coming out come persona non cis. E quindi scherzavo sul fatto che Lu ha portato i problemi di sessualità, io ho portato i problemi di genere e adesso siamo entrambi switch. E quando ho fatto i 18 mi ha regalato questo album di foto, delle nostre foto e la prima pagina era una lettera che iniziava con la frase “Tu sei il mio posto sicuro” e per me invece i rapporti sono come delle case, no, che vengono costruite e quella con lui è proprio la casa che c’è su da una vita e tutto ciò che è stato trovato in quella casa è stato maneggiato con cura e in maniera appunto facile. E tutto ciò che abbiamo trovato in questa casa è stato accettato per quello che è. E quindi questo e sento che comunque per me evidentemente il concetto di famiglia è legato a casa e familiarità quotidianità, che non devono per forza essere effettivi, però ho bisogno che siano ritrovabili in una persona e per me Lu è questo, per me Lu è casa, quotidianità, familiarità, anche se poi non è effettivo, cioè, ogni volta che lo cerco lo trovo.
Hekate: Facciamo un altarino a Lu per favore? *risatine cute generali*

E anche perché poi, soprattutto da quando anche lui è una persona non monogama e soprattutto da quando entrambi siamo appunto nel mondo delle non monogamie, non solo abbiamo avuto rapporti anche con le stesse persone, rapporti proprio dichiaratamente romantici, iniziati etichettati come tali. E’ come se ci fosse stata anche una riscoperta fra me e Lou da quel punto di vista, cose sai, sempre un po’ fugaci legate al momento, oppure non lo so, però comunque non sono cose, cioè sono cose che sono venute in maniera anche quello naturale. Sono arrivate un po’ da sole, non c’è bisogno di cercare conferme a riguardo, non c’è bisogno tanto di ovviamente ne abbiamo parlato, però non c’è mai stato bisogno di mettere giù degli accordi, è sempre stata tanto una questione di vabbè, col col rapporto che abbiamo, col con tutto ciò che abbiamo alle spalle, non c’è tanto bisogno di. Capire un po’ i rispettivi paletti, non c’è troppo bisogno di capire i rispettivi paletti, se sentiamo qualcosa lo sperimentiamo, se non lo sentiamo così. E siamo stati sempre molto in linea anche quando si è aggiunto questo fattore di complicazione. Però si può dire che è una cosa intrinseca nel nostro rapporto ma non è particolarmente consolidata, come se fosse una cosa materiale, materializzata, è come tipo una luce d’atmosfera che può esserci o non esserci. E la cosa è la stessa, capito? E quindi diciamo che per me il rapporto più genuino di affettività queer che ho vissuto è anche un rapporto così, senza particolari etichette dietro.


